Chiesa San Nicola di Platea

Chiesa San Nicola di Platea

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La chiesa, comunemente detta "di basso"o "della Marina", è da sempre dedicata a S.Nicola di Bari.
La sua origine non può essere anteriore al sec. XI, ne è prova l'esistenza della Cripta Romanica edificata in epoca normanna in concomitanza con il processo di latinizzazione delle chiese che dipendevano dal Patriarcato di Bisanzio.
Intorno al 1234 viene eretto il cenotafio di Ruggiero Lorìa (o di Lauria), voluto da Roberto D'Angiò il Saggio per rendere onore all'ammiraglio della flotta aragonese, nato a Scalea verso il 1250 e morto a Valencia nel 1305.
Il monumento funebre andò completamente distrutto nel sisma del 1683.
Pochi anni dopo il cenotafio fu inglobato nella cappella di S.Caterina d'Alessandria realizzata a spese dell'ammiraglio Ademaro Romano, consigliere del re Roberto d'Angiò. L'ammiraglio angioino nato a Scalea intorno al 1280, in riconoscimento per il contributo dato per la costruzione ottenne dal papa Giovanni XXII il diritto di patronato e di conseguenza quello di sepoltura. Così quando morì nel 1343 fu sepolto nel monumento gotico da lui stesso commissionato, opera di artisti napoletani della scuola di Tino di Camaino.
Nel 1355 fu aperta al culto la parte superiore e la chiesa cominciò a funzionare come parrocchia. Col passare del tempo fu ampliata e abbellita, ma i lavori più consistenti vennero eseguiti nel XV secolo e per questi il vescovo Soare, il 18 novembre 1455, ricevette un'indulgenza particolare dal papa Callisto III. 
Nel 1510 il vescovo diocesano decretò l'elevazione ad Arcipretura della chiesa di S.Nicola e ricevette l'approvazione della Camera Apostolica il 24 maggio 1567.
Le decorazioni a stucco della navata e dell'abside risalgono al XVIII secolo. Le mura e la facciata furono intonacate dopo i danni del bombardamento aereo-navale del 1943, che distrusse la parte alta del campanile, l'organo a canne e il battistero marmoreo del '600. Nel corso del XX sec. sono state apportate altre parziali modifiche, come il rifacimento degli altari e del pulpito in marmo, la rimozione del coro ligneo absidale e della balaustra.
Nei secoli la chiesa non è stata risparmiata da saccheggi ed incendi. Particolarmente devastante fu il sacco compiuto dai Turchi nel 1552, che capeggiati da Dragut Rays, rovinarono il sarcofago di Ademaro Romano.
I Francesi nel 1807 incendiarono l'archivio parrocchiale che custodiva documenti di inestimabile valore storico.

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